AncheColFiloD'AriannaTiPerderesti
lunedì, 04 maggio 2009 alle 17:19
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sabato, 14 marzo 2009 alle 22:44
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sabato, 07 marzo 2009 alle 17:33
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deliri, contraddizioni cosmiche, turbato da sostanze esterne, ganjiia
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sabato, 28 febbraio 2009 alle 18:05
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lunedì, 16 febbraio 2009 alle 18:22
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lunedì, 02 febbraio 2009 alle 22:24
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venerdì, 23 gennaio 2009 alle 19:04
Obama!!! Wiiiiii il primo presidente Nero eeeeeh!!!! Si ok.
Io inizio ad avere crisi d’identità, ormai sappiamo tutto della sua vita, il suo colore preferito, i cani della sua infanzia, a che età il primo brufolo. Ormai con tutti i servizi/reportage/articoli so tutto della sua esistenza, forse ricordo più cose della sua che della mia.
Sono particolarmente infastidito, non vedo perché sputtanare le menate della sua vita privata; io posso capire in America che raccontino tutte le peggio cagate, ma in Italia no! Non è possibile, fossi giornalista io mi rifiuterei.
Noi come Presidente del consiglio abbiamo un uomo come Silvio Berlusconi. Evidentemente perché i tutti i servizi/reportage/articoli che trattavano della sua vita, delle sue poco chiare e molto losche amicizie, dei processi,e degli intrallazzi legali, agli italiani non interessavano proprio.
Allora per quale cazzo di motivo se leggo un giornale, devo trovarmi 3 colonne su che tipo di cane Obama vuole far passeggiare per la Casa Bianca?
Seguendo una logica, se agli Italiani che non importa un cazzo del proprio Premier, non importa manco sapere na mazza di un Ne(g)ro (vista l’aria che tira).
E poi dedicare una pagina sui tailleurs della First Lady.
Hanno scritto che ama i tessuti pregiati, la lana svizzera, le rifiniture in filo UZBECO, dei pizzi, dei merletti, delle bomboniere e di quante pecore abitavano quel gregge.
Ma l’avete visti bene?
Se proprio devo trovarmi un articolo sulle sue mise, scegliessero quelli decenti, e non quei tailleur osceni, paragonandoli poi senza motivo a quelli di Jackie O’. Elogiano quei vestiti a tinte pastello (che la fanno sembrare immensa), quei tagli osceni che diventano magicamente perfetti (e interessanti).
Ve prego basta con sti Obama! Ne va, della mia sanità mentale già peraltro molto compromessa

P.s. E un Grazie va alla tanto amata Mariastella Gelmini per le ottime scelte delle Materie d’esame. E poi complimentissimi per aver messo il video su UTUBE! Tu si che sei giovanile! (Da notare i commenti che sono presenti sulla pagina)
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obama, frociaggine repressa, mariastellagermini
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giovedì, 22 gennaio 2009 alle 16:05
Mille e uno modi per sentirsi diversi. Le era bastato trovarsi in una libreria e le fatidiche domande le schiaffeggiarono le guance; riusciva solo a vedere francobolli e cartoline ancora da inviare.
” Stiamo da sempre e sempre insieme”. No oggi la gola non la faceva proprio deglutire, i denti erano immobili, come per fargli dimenticare tutto il suo sapore. Non riusciva a crederci, non più.
I sempre li considerava una doppia negazione, sempre coincideva al momento in cui le strade erano piene di buche, quando al finire di una curva trovi un cantiere stradale fantasma che ti intralcia la marcia.
Cosa sarebbe successo ora? Non voleva, un’ennesima volta, continuare a immaginare cosa potesse vedere lei. Non voleva tenere le mani in tasca per evitare di tastare l’amaro senso della sua fine.
Esistono anche mille e uno modi per sentirsi sbagliati, mille e uno modi per giustificare un errore. E io non saprei proprio dirti nulla, non ho armadi che non usi, cassetti che non abbiano cose dimenticate, chiavi di porte che non sono mie.
Credo che sempre sia una parola come un’altra, una qualsiasi, che dipende non tanto dalla frase, ma dalla debolezza della coerenza delle labbra. Le costanti hanno troppe consonanti per considerarsi universali, perfino universale contiene troppe vocali per non essere una parola relativa.
Io non saprei che dirti, non saprei che fare e non saprei di che accudirla.
Esistono mille e uno modi di nascere, di saper conoscere e catalogare la voce del sangue. Perché se di tutto che esiste, sangue vive, credo che l’unico motivo per cui chinar la testa sia sangue stesso.
Mille e uno modi di parlare, Mille e uno modi per lavarsene le mani, mille e uno modi per rimanersene in silenzio.
Ma sarebbe meglio non pensarci e andare ognuno per la propria cassa, i centri commerciali sono orario continuato. Figurati che chiudono di notte e tu ancora che ti ostini a credere che le parole abbiano un senso assoluto.
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ganjiia
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mercoledì, 14 gennaio 2009 alle 19:09
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andreotti
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sabato, 10 gennaio 2009 alle 23:05
Oggi m'hanno riportato alla mente un episodio emblematico circa la mia frociezza.
All'età di sei anni, credo, ogni qualvolta andassi a casa di amici dei miei mi ritrovavo sistematicamente nei soggiorni un particolare comune.
Un Puzzle/Stampa di una baita in montagna.
Alchè ingenuamente mi davo la spiegazione che questi conoscenti dei miei fossero davvero ricchi, c'avevano sta casa strana in montagna con tanto de fiore al balcone, solo la mia famiglia era l'unica sfigata che non ce l'aveva.
Alchè un cenone di Natale vedo appeso a casa di mia zia una delle tante versioni di sto puzzle.
Giustamente stizzito vado da mia zia: "Zia perchè non m'hai portato a casa nuova?"
Lei, ovviamente, non mi caga proprio allora ritento con mio cugino, stavolta accompagnando la richiesta con un calcio.
I Parenti confusi cercano di capire la mia richiesta,quale casa intendessi perchè de nuovo non c'avevano proprio niente.
"Quella che c'avete tutti quanti voi ricchi, (mia zia aveva una modesta casa a tre Piani) ,mettete la foto a casa e io invece non ce l'ho infatti non ho la foto appesa" (a 6 anni parlavo come adesso)
Quando poi mi spiegarono che era semplicemente un puzzle, io non ci credevo proprio.
Sconfitta l'indifferenza iniziale ci rimasi delusissimo.
"Zia io non capisco proprio perchè allora la metti a far vedere a tutti se non è tua. Che senso c'ha?"
Insomma a forza di fare feci capire che proprio non mi piaceva l'idea di una casa di un altro appesa in salotto, tanto più che la sera gli feci un disegno di casa loro e gli dissi che al posto del puzzle ci dovevano mettere quello. Almeno quello era Bello e aveva senso.
Mio cugino ingenuamente m'ha riportato alla mente questo ricordo, e inconsapevolmente m'ha illuminato.
Ora sorvolando la sfrantezza e il profondo egocentrismo, capisco che già ero frocio a 6 anni; già allora sindacavo sull'interior design.
E comunque, pensandoci bene, non avevo tutti i torti, quei puzzle erano osceni e che cazzo di significato avevano, a quei tempi non esistevano le riproduzioni dei dipinti?

Non era Proprio così, ma comunque na tristezza del genere.
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domenica, 04 gennaio 2009 alle 20:08
Ecco adesso l'ho anche sognato. Sono un trentenne e tuttauntratto inizio a compromettermi, non riesco più a trovare gli occhi nelle persone, mi dimentico come sono fatte.
Le vedo come armadi giganti che si muovono e i loro piedistalli sono ricoperti di nauseante muschio con tanto di funghetti che si muovono.
Io ve lo giuro, se a 30 anni mi servirà un analista per chissà quale conflitto irrisolto io giuro che vi mando le fatture a casa.
Tanto ora come ora ti vedo come un bancomat. Sfortunatamente sempre fuori servizio. O Forse tarocco, di quelli che un furbetto ci ha messo una macchinetta,e s'è fottuto i soldi di tutti.

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lunedì, 29 dicembre 2008 alle 18:15
C'era una volta un ragazzo che credeva di vivere in un'operetta infinita di un piccolo mondo. Era felice perchè (credeva che) il destino lo aiutasse a vivere, gli regalasse scenografie imponenti, comfortevoli e poi gli attori erano tutti bravi, credo che venissero da qualche accademia speciale che li rendeva tutti interessanti.
In ogni caso quell'impresario esigente del Fato incarnava in sè assolute verità e virtù, se qui a scrivere ci fosse uno bravo avrebbe fatto intendere meglioche assomigliavano a roba da Catechismo o Oratorio...che erano cose importanti che andavano imparate a memoria tipo che so, e
19 virtù Comandate Dello Spirito Santo.
Allora, dicevo, l'impresario, il capocomico di una volta, che a immaginarmelo mi vieneera stereotipatamente frocia, era sveglia, una faccia irritante da oratorio,ironica, maligna e esteticamente secondo me potrebbe pure essere un po Dandy, ma proprio in tutto si.
In ogni caso, nel mentre che i critici tentavano di definire a che genere l'opera appartenesse, ecco qui che il Fottuto frociazzo rompicoglioni prende a legnate in testa il ragazzo che come amava i Beatles e I (il Redattore) Rolling Stone.Niente il povero ignaro della triste sfortuna incontra e vive un treno, fa gli occhi e decanta poesie sconosciute generalmente e invece il treno risponde fischiettando. La nuvla del treno a carbone lasciava intravedere un po di note, di virgole e di denti intensamente asciutti che gli occhi luccicavano e si bagnavano. C era Vino che pioggiava e tutti infatti erano contenti e più sorridenti.
Ma niente, sbabanf e ecco che il treno torna alla stazione con passegeri di vecchia data. Basta una dentata e il ragazzo capisce che qualcuno è stato più fortunato, va in treno da molto piu tempo, non si sa come ma la stazione era sempre più vicina all'altra ragazza che al ragazzo. Quello zozzo Dell'impresario aveva manomesso le rotaie per rendere tutto più divertente, in questo modo si sarebbe gustato la scena per intero. Il Ragazzo all'inizio contento del treno ha un collasso quando capisce che so già 6 anni che va in giro e di passeggeri già ne ha parecchi, affezionati che non cantano ma che parlano.
Allora la conclusione è una, non mi lamento per il mondo che è piccolo di per sè, ma perchè per altri sto mondo è minuscolo, ma nel senso buono, che incontri le persone giuste al momento giusto, se vai alla stazione il treno di servizio lo trovi. Ma io a questo punto voglio un mondo immenso, perturbante e angoscioso dove The National Anthem suona a manetta e a ripetizione.
Mi sono scocciato di pensare che stavolta il destino è stato decente e personalmente favorevole per poi accorgermi che sto stronzo ha dei piani diabolici, frociari e pure scritti a pergamena.
Mi sono proprio scocciato, voglio inventarmi le parole che voglio, prende la bici e poi la nave e andare in giro in delirio senza incontrare nessuna faccia di merda passata perchè il mondo è tanto bello e tanto grande, io voglio vedere le cose belle e grandi, non quelle piccole e brutte.
Voglio un mondo grande in cui le cose brutte e piccole le vedi una volta sola e poi non le rincontri più, voglio un mondo grande in cui le cose grandi e belle sono infinite e le incontri sempre di nuove e di vecchie, ma non ti stanchi mai e non pensi mai che qualcuno t'abbia fatto un favore da Lassù. E' il Mondo che è grande e che è Bello, e non potrebbe essere altrimenti.
Ah, visto che ci siamo Buoni banchetti di dicembre.
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sabato, 20 dicembre 2008 alle 19:37
Bhe essendo sotto febbre Natalizia inevitabilmente si entrerà in crisi per trovare il Modo peggiore con cui sprecare soldi e tempo, l'hobby più etero del Mondo, Fare na maratona in cerca di Regali.
(Prossimo post Indagine Sociologica: Ma Chi Cazzo Li Fa Ancora Sti Regali?)
Lo spirito Natalizio, dunque, prende su di me il sopravvento, rendendomi così altamente Generoso, sembro (allo specchio) Quasi MadreTeresa, nel senso più albanese del termine.
Per questo scrivo qui ciò che Voglio dal Mio Caro BabboN., facendovi così risparmiare giorni e giorni di attanagliante dubbio esistenziale. (Quest'anno il mio Regalo al mondo sarà ovviamente questo gesto di Bontà e Magnanimità Suprema, si ho esagerato lo so)

Bhe, Voglio lui per Regalo.Fai il Bravo O babboNatale.
Oppure Inizierò a comprarmi Rolling Stone con la speranza di vincerlo grazie al contest chessò, del rutto frociaro, e vederlo arrivare spedito direttamente via Raccomandata a Casa Mia.
Si, Già ti Sogno Sul mio comodino, perso affianco i millemila Accendini.
Carlo Antonelli, Un UoMo Un Perchè.
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domenica, 14 dicembre 2008 alle 19:40
Forse sarà che per un attimo ho intravisto la S-Ventura in Televisione. Ahimè, ne sono consapevole, ho osato accendere la televisione la domenica pomeriggio.
Non voglio parlare di trash, assolutamente, il punto è tutt'altro.
Alla mente Mi è venuto il ricordo della DelfinoPlastica, ho riso mezz'ora, per questo un mandarino ha tentato di uccidermi.
Kyle vuole essere diventare NeGro perchè gli Ebrei Non Sanno Giocare a Basket, lui interiormente si sente un Micheal Jordan, si sente discriminato, insoddisfatto. Inizia Una crisi di genere.
Vede il Sig Garrison Diventato na donnona stempiata poichè Interiormente pensava aver una Vulva. Così Kyle pensa che il principio di cambio di sesso sia lo stesso del suo.
A quel Punto anche suo Padre entra in crisi. Ama i delfini, si sente uno spirito libero, vorrebbe nuotare in giro e fare tante capriolette. Risultato Ognuno ha quel che vuole grazie a una Negroplastica e a una Delfino plastica.

Il punto è che voglio una mega raccolta di puntate di South-Park.
e Ora che ci penso. Che tipo di crisi di Genere attraversa la Ventura?
P.s. Mentro ero alla ricerca di un'immagine. Wikipedia. Internet e l'informazione Libera!
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venerdì, 12 dicembre 2008 alle 23:43
Neanche Il Tevere Ci Fermerà.
Apparte questo, oggi mi sono sentito un misto tra Gianni Morandi alla Maratona di NY, e Floris di Ballarò con meno capelli ma comunque legati alla Samurai. Sono stanco pure di tutti i soliti discorsi, a forza di parlare di istruzione e università confido che mi concedino una Laurea Ad Honorem; almeno quella dici.
E poi so pure un po stanco, ormai il mondo privo di originalità usa sempre le solite quattro parole.
Antifascista; Welfare; Gelmini; Puttana: Carfagna; Troia; Case Chiuse; Crisi; Sindacati; Fumello; Capodanno.
Te prego un'ansia totale più sta che avanziamo.
St'onda ancora non capisco quando me travolge, eppure non è che so strabico, io gli occhi dolci li faccio bene, credo.
Tornando alle cose serie, si materializzano mandarini (oppure Me li scordo proprio) e più passa il tempo, più il Tevere Cresce, Nasce, ect ect, Io Penso.
La tesi La Darò Su Confronti Tra Simmental e Il Surrogato Manzotin.
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Noi, Vedove - Work In Progress
domenica, 07 dicembre 2008 alle 18:54
"Senti, io lunedi non vengo a lavorare. Non m'hai pagato, m'è scaduta l'assicurazione e quindi non ho i soldi per rifarla."
"Dai Allora Mando Qualcuno a prenderti...."
"Ah, ma lunedi è festa no...La madonna del.......Campo(???)"
"Ma Quale Campo, Dell'Immacolata. La Madonna dell'Immacolata"
"Oh senti cazzo ne so io delle Madonne. Ce n ho già tante io De Madonne Per La capoccia. Anzi mo me n'Hai fatta venì una, m hai rotto pure il cazzo o me paghi o a Lavorà non ce vengo. E te devi pure Sbrigà sennò te scoccio pure tutto, poi te La faccio Vedè io la Madonna...Quella Che Te Campa però."
Nonostante tutto, a prescindere. Per la nostra esistenza così idiota in via di ristrutturazione.
Col tempo, nonostante tutto, miglioriamo. Anche se a distanza.
La via per la Perfezione è lunga ma piano piano...Somigliamo sempre di meno alla Baldracca.
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giovedì, 04 dicembre 2008 alle 20:54
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sabato, 29 novembre 2008 alle 21:09
Senti mi fai rode il culo.
Volevo scrivere un post decente ma ora sto troppo INDISPOSTO.
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giovedì, 16 ottobre 2008 alle 17:42
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martedì, 07 ottobre 2008 alle 19:44
Non ricordo neanche se fosse un giorno come un altro, se ci fosse qualcosa di particolare da ricordare o del quale prendere nota. Forse è perchè avevo esagerato leggermente e non mi accorgevo neanche poi tanto bene se e come qualcosa accadesse.
Mi ricordo che eravamo in bici e quando mi fermai non mi resi neanche tanto conto di che c’era intorno. Ci misi un po’ a mettere a fuoco, ci misi un po’ a capire che in realtà tutto era più interessante e rilevante di quanto in realtà pensassi.
Cercai di non essere d’intralcio, di non essere neanche notato, forse più che altro mi auguravo che nessuno mi disturbasse mentre cercavo di osservare e di capire.
Poco dopo iniziai a fare qualche somma e a capire che in realtà quest’essere tanto chiacchierato mi ricordava in realtà un folletto, forse in realtà più uno gnomo. Aveva una faccia indefinita, particolare, che non capivo se fosse troppo persa o troppo avvolta da uno strano ghigno.
Mi ricordo che mentre spostavo il mio sguardo sull’altro personaggio, quel piccolo gnomo m’interruppe e in una lingua strana mi chiese quanti anni gli davo. Io non capivo un cazzo, non c’avevo fatto manco caso che in realtà parlasse. Non sapevo proprio che rispondere, avevo un vago ricordo che Panna mi disse qualcosa sull’età di st’altro gnomo, non mi ricordavo se mi avesse detto che fosse molto suscettibile, se fosse più grande di lei ma tutti gli dicevano che sembrava ancora più vecchia o se tutte e 2 le cose. Dopo un attimo di ripensamento credo di avergli dato 28 anni o comunque qualcosa del genere, e lei s’incazzò perché un ennesima persona gli aveva dato tutti quegli anni quando in realtà mi pare ne avesse 23. E’ buffo perché poi a vederla bene gliene davo ma tanti di più.
Iniziò così a farfugliare qualcosa e tentava di farmi domande, ma io non riuscivo a capire niente, me ne stavo li a disagio a sentire questa che si muoveva tutto al suo tempo e credo che lei pensasse che era il mondo ad essere in ritardo e si divertiva pure tanto che cercava di farcelo pesare.
Non so bene cosa sia successo poi, c’era un gran casino, tanta gente che credo si sia pure accorta che qualcosa non andasse. Ma non era proprio quello il problema. Io ancora non avevo fatto ancora caso a chi altro ci fosse.
Non ricordo neanche la sua faccia, forse il suo nome, ma non credo neanche sia quello giusto e neanche che importi tanto ai fini della storia. (?) Era stata una vera sorpresa e non capivo come avessi fatto a non accorgermi di lui. Iniziammo a parlare, non so neanche bene di che cosa, credo che mi abbia rassicurato un po’ su quello gnomo, magari in faccia mi si leggeva chiaramente che a tratti mi faceva anche paura, che per fortuna aveva iniziato li a parlare con Panna.
Ero ammaliato da quest’altro essere che non capivo bene cosa avesse poi di così strano o particolarmente interessante, tralasciando il fatto che anche lui si vedeva non godesse poi di tutta sta salute, mentale soprattutto. Stavo li ad ascoltare, o forse neanche tanto, ma mi faceva stare tranquillo, credo perché all’inizio avevo proprio interpretato male la situazione. Avevamo anche qualcosa di stupido e insolito in comune, e forse da li iniziai a capire che poi tanto stupido non era.
La serata ebbe una lunga estenuante pausa, dovetti portare lo gnomo in bici o almeno ci provai per quanto fosse possibile. Non si reggeva proprio in piedi, io non credevo neanche di andare in bici e lei non voleva sentire proprio nessuno figuriamoci sto tipo sconosciuto che non capiva un cazzo.
Insomma quando ci fermammo, Panna e lo Gnomo si fermarono e non so neanche bene dove e quanto. Io ovviamente ero preso da tutt’altro e più ascoltavo e più capivo.
Quindi Panna abbandonò la tizia in piena spiaggia, nel buio, da sola buttata per terra persa in se stessa. Mi ricordo che quando chiesi che fare sentì una mezza risposta acida, di andare tranquilli e lasciarla la che poi tornavamo a prenderla.
Ora moralismi ingiustificati a parte ascoltavo e parlavo, chiedevo perché volevo sapere e capire se in realtà davvero mi trovavo davanti un’altra proiezione di me, o forse di qualcun altro che per una ragione o per un’altra non è mai stato mio ma che in fondo lo sappiamo tutti e due che razionalmente lo siamo stati un po’, ma non in termini pratici, solo per una serie di stupide circostanze così logiche.
In ogni caso quello che voglio dire è che in realtà ero sicuro di trovarmi me stesso davanti, almeno a tratti. Viaggiavo con la mente ma tanto, ed ascoltavo e viaggiavo anch’io con sto tizio che raccontava tutti i suoi spostamenti più o meno. Bhe credo che forse, lui fosse migliore, aveva osato nonostante in realtà poi non gli andò poi tanto bene, che più parlava più si esponeva e in realtà si capiva che un po’ si pentiva, che dietro quelle pupille dilatate la voglia di tornare a casa c’era.
E’ come se poi fosse piombato così apposta, per insegnarmi e mostrarmi quello che poteva essere uno degli infiniti futuri, delle conseguenze inevitabili che poi giocando ci si ritrova buttati in faccia.
Forse era tutto un grande film che in realtà mi girava in testa, che in realtà lui parlava di tutt’altro o che in realtà il suo nome non lo ricordo proprio perché non l’ho mai saputo.
Ma può anche essere che quello che mi ricordo lui l’abbia detto davvero, che scappare forse fa bene se si sa dove andare e capire che la fortuna serve e che bisogna averla altrimenti non vai proprio da nessuna parte. Anzi, poi guardi indietro torni e poi riscappi e poi tutto diventa peggio perché non hai osato fin dall’inizio.
Che poi osare significare fare passi lenti, calibrati che poi se una cosa si sa che ci appartiene e che è necessaria la si prende senza se e senza ma o qualsiasi altra congiunzione ci sia ma che non la ricordi.
Sono sicuro che certe parole io l’ho sentite, ce l’ho stampate bene in faccia, anche se poi non so se l’avesse dette lui, o l'altro ancora, o io, o io che mi aspettavo da sentirle da lui.
Non lo so ma l’equazione torna e forse anche se in termini diversi la soluzione è sempre la stessa. Io ora non so come questa si continui, se è una regola generale o se esiste una qualche tabella o calcolatrice per finirla. Io vorrei che qualcuno me la spiegasse ma credo che non servirebbe proprio a niente.
Io non c’ho mai capito niente di matematica. Non c’ho mai trovato nessuna logica.
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Prefazione
" Ai Pochi che mi amano e che Io amo,
A coloro che sentono piuttosto che a coloro che pensano,
Ai Sognatori e a Coloro che hanno fede nei sogni,
come nella sola Realtà . [...]
Offro il mio Lavoro come un Semplice Prodotto D'arte. [...]
Ciò che espongo qui è vero.
Dunque non può Morire.
Se, in qualche modo, dovesse essere umiliato
Tanto da morirne,
Esso risorgerà alla vita eterna. "
E. A. P.
About Me
Credi ciò che vuoi. Ma ricordati che sono molto peggio.
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Passare una serata da sobrio
L apatia
I puzzle
Chi chiede il luogo d provenienza delle cose
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I racconti estenuanti
Stare al telefono
Gli elogi d sè stessi
Guidare
L ipocondria DELLALa Cura"
Stare in macchina davanti
Il mare pieno d gente
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Sottofondi Attuali

Qualche Vecchia Parola
Sui rami dell’alloro,
due colombi scuri.
Uno era il sole,
l'altro la luna.
Amici, domandai,
dov’è la mia tomba?
Nella mia coda, disse il sole.
Nella mia gola, la luna.
E io che camminavo con la terra alla cintola
Vidi 2 aquile d marmo
E una ragazza nuda.
Una era l altra
E la ragazza nessuna.
Aquile, chiesi,
dov’è la mia tomba?
Nella mia coda, disse il sole.
Nella mia gola, la luna.
Sul ramo del ciliegio
Vidi due colombi nudi,
uno era l'altro
e tutt’e due nessuno.
Garcia Lorca
Ci sono persone che sognano di avere una grande piscina. A me succede con gli armadi.
(A. Hepburn)
E rimani seduto con la testa tra le mani, regalando sospiri che non scalfiscono le sue labbra d plastica; In quale mondo hai rovinato già la luce resta un mistero. E dove prenderai mai la forza d mutilare un cuore non lo spiego ancora.
Vaghi rimangono i ricordi, del tuo fascino di paraffina, di un'idea che rimane tra i brividi della mania d essere, e dalla paura d non farlo.
Cadranno gli stereotipi appesi al cielo, protetti dalla coltre oscura d una cascata, tra sassi levigati dalla corrente, sirene che si tuffano nel vortice dei sensi, minacciando l oblio che avvolge la quiete, pensando al grigio d una parola sussurrata al tramonto d un angelo.
In paradossi dell’attitudine e dell’occasione, contando a milioni le folle che ammirano l’oblio.
Nasconditi dietro una statua d carta che strilla e che grida, accusa le stelle della loro luce, dice che son state loro a ingannarti.
Il mondo è sfuggito d mano e ora corre nella prateria come un levriero.
Corre in universo d silenzio e d pace, che ha bandito la parola e la bellezza, e l amore certo.
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Comprare altre Vans
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Avere Fiducia
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