AncheColFiloD'AriannaTiPerderesti

lunedì, 04 maggio 2009 alle 17:19

Fu l’ora del momentaneo inizio. Panico.

Ma le parole erano dietro l’angolo ad aspettare di essere trovate. E scorrevano veloci, fluide, già incastonate nei loro propri spazi. Sentivo così la mia testa elemosinare le tue parole, i tuoi sogni, i pensieri che nascondevi nella tasca.
E d’altra parte mi sono ritrovato a svuotare le mie, sfilandomi l’elmo che mi copriva la bocca , giungendo in uno stato di pausa irrequieta.
Ho chiuso gli occhi e invece ti ho trovato lo stesso, nascondevo le mie mani ma le trovavo comunque piene, raccolte.
Camminavamo tra le candele di sconosciuti, tra fiumi di gente persa in se stessa, mi nascondevo e forse speravo di perdermi nel fiume che correva per cazzi suoi.
Poi una candela, un’altra, una sola.
Nell’aria c’era profumo di cera, preavviso di sangue e di una frusta che sebbene nascondi, ne ho percepito da tempo la presenza. Ma sono creatura di pelle incosciente.
Ho dormito, nel mondo che non era mio, mi sono svegliato e ancora ero lì.
Strade strette, piene e poi avevo fame.

Ma mi sentivo pieno e sono andato lo stesso a dormire senza aver mangiato.
Ho perso il conto dei giorni, perché in fondo non servono.
Un sorriso, e mi sono svegliato nel mio mondo.

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Si Licet, Placet

sabato, 14 marzo 2009 alle 22:44

Ormai vivo in un limbo inconscio dove i miei sensi e la mia voce si smarriscono. Affianco alle immagini del mondo reale, immaginari anagrammi da completare, provare, rendere vivi mi bussano alle spalle. Vedo nella mia testa sequenze di lettere da comporre, da prendere con le mani e buttarle nelle proprie mensole.
Il problema è che questo circolo vizioso mi porta a un meccanismo senza fine. Dalla parola si risale a un tema, dal tema alla morte, alla droga del nostro fiato. Vedo susseguirsi discorsi in modo quasi casuale, quasi le parole si componessero e si ordinassero secondo un piano che sfugge la mia volontà. Viaggiando, poi trovo il fine ultimo di tutto il percorso surreale.
Capisco che si parte con l’entocentrismo irredentista per il quale uno si convince di essere nel giusto, nell’ovvio e nel solo. Poi accendi la televisione, accendi una sigaretta e forse ti affacci alla finestra e scopri la variètà delle forme del mondo. Scopri altre luci che rendono ombre le tue convinzioni, le tue provenienze. Capisci che esistono millemila eventualità, e che se dunque accadono, avranno almeno un minimo di legittimità no? Esistono le capacità, le attitudini e se uno nasce cieco non potrà mai fare l’autista di camion. Così se nascere muti non comprendesse l’arte vocale. E quindi esistono ragioni per cui si sfugge, si sbaglia e si è nati mentalmente in un’altra era geografica. Inconsapevolmente vivrai una vita per te di principio estranea, con l’atroce sentimento del dubbio fatale che ti terrà le dita. Questo credo sia il mio caso e dunque dovrò argomentare le mie tesi, approfondire la mia conoscenza, risalire tra fonti e ore alla vera provenienza prima.
E se fosse quindi legittimo avanzare le tesi, ora direi con certezza di essere in parte Nayar. E’ fin troppo palese, io non credo nei rapporti estranei per natura, per estrazione di cas(o-)ta, che se per questo infranga tale presupposto originario, si scaglino su di me deficienze mentali.
Mi dispiace, ci siamo conosciuti in un parallelo e in un meridiano sbagliati. Alla prossima Longitudine, sperando la prossima volta di essere più localmente pronti.

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Filosofia del non-Diritto

sabato, 07 marzo 2009 alle 17:33

Vorrei alzare il volume di questa musica, aspettare che i vetri vadano in mille pezzi. Far sentire al mondo questo rumore inconcludente, aprire gli occhi senza sorridere amaramente.
Dovrei davvero farla scorrere nelle loro vene per essere libero da questo brusio di sottofondo?
Quelle voci fuori dal coro mi graffiano, mi afferrano le caviglie e io non posso più camminare.
E non trovo soluzioni, se tu mi suggerisci di cambiare cd, allora io ti dico addio.
 Perché dopo tanto, credo di meritarmi un’autonomia di carica, d’essere libero da qualsiasi carburante artificiale. Ho un mio linguaggio, delle mie scarpe e odio se tu me lo fai notare. Soprattutto se lo fai tanto per.
Poi mi ricordo che è di nuovo sabato, e che davvero tutto sia una soap-opera scadente per Italiani Medi. E io vorrei vomitare perché tutta questa farsa mi causa continue ulcere. E io vorrei capire se è la realtà stessa che è stata costruita così e io sono un errore, un guastafeste, la scritta che sul più bello avverte “Continua..” e tutto finisce nelle bestemmie varie.
Vorrei essere i titoli di coda, i ringraziamenti a tutti i partecipanti, ma probabilmente ho sbagliato prodotto, perché ciò non avviene nelle tristi soap primopomeridiane. Forse sbaglio semplicemente a credermi un altro tipo di persona, quando la verità è che il ruolo che ho è quello adatto a me.
Forse ho visto troppi film e chissà in quale scena mi sono perso.

Ma di una cosa sono sicuro odio il diritto, e devi capirlo, si. Sapere che in qualche modo sono costretto da qualcosa di preventivato mi mette l’ansia e mi fa venire voglia di andare al bagno. E’ stato sempre così, lo odio e non potrà mai cambiare.
Quindi…..?

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deliri, contraddizioni cosmiche, turbato da sostanze esterne, ganjiia

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Nayar senza Matrimonio.

sabato, 28 febbraio 2009 alle 18:05

Io non lo capisco, penso di essere vittima di una cospirazione mondiale che cerca a tutti i costi di farmi odiare il sabato. Non ho capito bene se il fine ultimo è il conseguente rimanersene a casa.
Girate di accendino dopo, torno alla realtà e capisco che sono solo problemi di autismo latente.
Credo che superati i vent’anni si intraprenda un percorso degenerativo per il quale si hanno crisi d’identità, amnesie e non so cos’altro; giustifichiamo così l’accorgersi di non sopportarsi più a vicenda.
Ovviamente la farse deve continuare, proclamiamo lo stato d’assedio generale e istituiamo una conferenza ONU staordinaria; cambia quindi i tuoi piani giornalieri perché si deve partecipare necessariamente, anche se nessuno si ricorda di aver firmato una qualche clausola particolare che lo obblighi.
A questo conciliamo l’aspetto giuridico che è speculare a quest’altra situazione. I diritti e i doveri mi mettono l’ansia, vorrei denunciare tutti per danni morali ma non posso. Il giudice mi direbbe che me la sono cercata e rifiuterebbe perfino la richiesta di infermità mentale. Ora però il danno è fatto e tempo mercoledì che i magistrati archivino il processo di altri, ecco che tornerò di nuovo sotto inchiesta.
E ce ne avranno ancora per mooolto a quanto pare. E’ iniziata la quaresima e ciò vuol dire che non si fanno processi ma indagini e intercettazioni varie a carico di questo povero innocente che non sono altro.
Non tralasciamo poi il fatto che già mi manca l’aria perché nel contempo desidero l’anarchia. Oppure che le nazioni siano caratterizzate da persone con stesse capacità cognitive e filosofie di vita. Il criterio della territorialità credo sia una grande cazzata inventata da qualche triste Megalomane con desideri compulsivi di autorealizzazione.
Ho male alla testa, tra due minuti fumerò ancora e affacciato alla finestra farò uno dei miei soliti viaggi.
Sarò in India, in una piccola società Nayar. Arrampicato su una qualche Quercia(??) tropicale accarezzerò una scimmia, senza impegno. Dall’alto riuscirò a capire il segreto della loro felicità, com’è vivere senza legami affettivi di alcun tipo, senza nemmeno una qualche preoccupazione per un mondo minchione che tanto ti darà solo problemi come l’effetto serra.
Vado, preparo le Valigie.
Buon sabato SplindSplind.

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Amore Etero.

lunedì, 16 febbraio 2009 alle 18:22

Sabato mi sono innamorato di una ragazza bellissima e ricchissima.
Mi sono innamorato di lei perché "invidiavo" la sua bellezza, la sua vita.
E’ così che funziona l’amore etero?
Lui ama Lei perché lui vorrebbe essere lei?
Perché allora inizio davvero a pensare di essere un minchione ad essere frocio.

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Family Potrait

lunedì, 02 febbraio 2009 alle 22:24


Se avresti le palle, parleresti davvero.
Ma preferisci abbandonarti alla retorica di cui mascheri quelle sterili lamentele, quel senso di fallimento che ti rovina i denti.
Ormai sei scontato, la psicanalisi con te riesce naturale; per questo più passa il tempo e più io ti chiamo indifferenza.

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venerdì, 23 gennaio 2009 alle 19:04

Obama!!! Wiiiiii il primo presidente Nero eeeeeh!!!! Si ok.
Io inizio ad avere crisi d’identità, ormai sappiamo tutto della sua vita, il suo colore preferito, i cani della sua infanzia, a che età il primo brufolo. Ormai con tutti i servizi/reportage/articoli so tutto della sua esistenza, forse ricordo più cose della sua che della mia.
Sono particolarmente infastidito, non vedo perché sputtanare le menate della sua vita privata; io posso capire in America che raccontino tutte le peggio cagate, ma in Italia no! Non è possibile, fossi giornalista io mi rifiuterei.
Noi come Presidente del consiglio abbiamo un uomo come Silvio Berlusconi. Evidentemente perché i tutti i servizi/reportage/articoli che trattavano della sua vita, delle sue poco chiare e molto losche amicizie, dei processi,e degli intrallazzi legali,  agli italiani non interessavano proprio.
Allora per quale cazzo di motivo se leggo un giornale, devo trovarmi 3 colonne su che tipo di cane Obama vuole far passeggiare per la Casa Bianca?
Seguendo una logica, se agli Italiani che non importa un cazzo del proprio Premier, non importa manco sapere na mazza di un Ne(g)ro (vista l’aria che tira).
E poi dedicare una pagina sui tailleurs della First Lady.
Hanno scritto che ama i tessuti pregiati, la lana svizzera, le rifiniture in filo UZBECO, dei pizzi, dei merletti, delle bomboniere e di quante pecore abitavano quel gregge.
Ma l’avete visti bene?
Se proprio devo trovarmi un articolo sulle sue mise, scegliessero quelli decenti, e non quei tailleur osceni, paragonandoli poi senza motivo a quelli di Jackie O’. Elogiano quei vestiti a tinte pastello (che la fanno sembrare immensa), quei tagli osceni che diventano magicamente perfetti (e interessanti).


Ve prego basta con sti Obama! Ne va, della mia sanità mentale già peraltro molto compromessa
Che eleganza!

 

 

P.s. E un Grazie va alla tanto amata Mariastella Gelmini per le ottime scelte delle Materie d’esame. E poi complimentissimi per aver messo il video su UTUBE! Tu si che sei giovanile! (Da notare i commenti che sono presenti sulla pagina)

 

 

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obama, frociaggine repressa, mariastellagermini

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Mille e Uno modi

giovedì, 22 gennaio 2009 alle 16:05

Mille e uno modi per sentirsi diversi. Le era bastato trovarsi in una libreria e le fatidiche domande le schiaffeggiarono le guance; riusciva solo a vedere francobolli e cartoline ancora da inviare.
” Stiamo da sempre e sempre insieme”. No oggi la gola non la faceva proprio deglutire, i denti erano immobili, come per fargli dimenticare tutto il suo sapore. Non riusciva a crederci, non più.
I sempre li considerava una doppia negazione, sempre coincideva al momento in cui le strade erano piene di buche, quando al finire di una curva trovi un cantiere stradale fantasma che ti intralcia la marcia.
Cosa sarebbe successo ora? Non voleva, un’ennesima volta, continuare a immaginare cosa potesse vedere lei. Non voleva tenere le mani in tasca per evitare di tastare l’amaro senso della sua fine.

Esistono anche mille e uno modi per sentirsi sbagliati, mille e uno modi per giustificare un errore. E io non saprei proprio dirti nulla, non ho armadi che non usi, cassetti che non abbiano cose dimenticate, chiavi di porte che non sono mie.
Credo che sempre sia una parola come un’altra, una qualsiasi, che dipende non tanto dalla frase, ma dalla debolezza della coerenza delle labbra. Le costanti hanno troppe consonanti per considerarsi universali, perfino universale contiene troppe vocali per non essere una parola relativa.
Io non saprei che dirti, non saprei che fare e non saprei di che accudirla.
Esistono mille e uno modi di nascere, di saper conoscere e catalogare la voce del sangue. Perché se di tutto che esiste, sangue vive, credo che l’unico motivo per cui chinar la testa sia sangue stesso.
Mille e uno modi di parlare, Mille e uno modi per lavarsene le mani, mille e uno modi per rimanersene in silenzio.
Ma sarebbe meglio non pensarci e andare ognuno per la propria cassa, i centri commerciali sono orario continuato. Figurati che chiudono di notte e tu ancora che ti ostini a credere che le parole abbiano un senso assoluto.

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ganjiia

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Tanti auguri Giulio

mercoledì, 14 gennaio 2009 alle 19:09

A volte mi chiedo come saremmo adesso, se fossimo stati un po’ meno, e un po’ più, . A volte mi trovo a pensare che è tutta questione di aggettivi.
Forse era strano chiudere gli occhi e trovarsi sulle scale, di una scuola, di una chiesa, quella dove c’è un qualcosa di famoso che anche a sforzarmi, non ricorderei mai . Già, non ricordo mai niente.
Forse è un po’ colpa delle nuvole che sono sempre diverse, e fortunatamente non mi affaccio alla finestra sperando di trovare chissà cosa sull’asfalto. Credo che non sia questioni di supermercati o di cessi delle librerie, piuttosto di costipazioni mentali ben definite.
Poi torno alla realtà e la smetto a pensare dei nostri vecchi libri e di cover che cantano di cose inesistenti.
Un aggettivo che ho sempre odiato infatti è pragmatico, sia mai che ritrovi delle opposizioni con la giusta realtà. Ho sempre odiato un sacco di cose in effetti, e credo che più uno viva e più ne trovi più da odiare che da amare. Forse perché sto diventando strabico e credo che ben presto pure sordo a un orecchio.
Sto già cercando su google qualche nuovo metodo per imparare a mangiare con i piedi e parlare dal naso, perché quello è grande e mi da l’illusione di poter imparare a dire cose sensate.
Poi però mi ricordo che Andreotti compie 90 e allora mi chiedo se il segreto della felicità stia nel diventare un mafioso e accentuare già da adesso la gobba che incombe.
Sia mai che la Perego mi inviti per avere una crisi di panico in diretta.
Mi consola l’idea che tra qualche secolo forse la vita sarà diversa e non esisteranno scale o chiese che reggano. Forse dovrei trasferirmi a Secondigliano e cambiare nome in Carmine, nonché orientamento sessuale, o forse scendendo a compromessi e facendo calendari otterrò qualche incarico di prestigio sociale.
Intanto la smetto di dire cazzate, di pensare a ricordi appesi alla finestra in attesa che si asciughino.
Vorrei tanto che la candeggina non mi macchiasse tutti i calzini o che piuttosto la patente la regalino a un quiz a Premi condotto da Bruno Vespa, dove vince chi conosce più cazzate.
Li credo non avrei rivali.
In collegamento in diretta con Alessandro Maraida.
Buon Compleanno Giulio!!!!!

Giulio

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andreotti

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Che tristezza l'anni 90

sabato, 10 gennaio 2009 alle 23:05

Oggi m'hanno riportato alla mente un episodio emblematico circa la mia frociezza.
All'età di sei anni, credo, ogni qualvolta andassi a casa di amici dei miei mi ritrovavo sistematicamente nei soggiorni un particolare comune.
Un Puzzle/Stampa di una baita in montagna.
Alchè ingenuamente mi davo la spiegazione che questi conoscenti dei miei fossero davvero ricchi, c'avevano sta casa strana in montagna con tanto de fiore al balcone, solo la mia famiglia era l'unica sfigata che non ce l'aveva.

Alchè un cenone di Natale vedo appeso a casa di mia zia una delle tante versioni di sto puzzle.
Giustamente stizzito vado da mia zia: "Zia perchè non m'hai portato a casa nuova?"
Lei, ovviamente, non mi caga proprio allora ritento con mio cugino, stavolta accompagnando la richiesta con un calcio.
I Parenti confusi cercano di capire la mia richiesta,quale casa intendessi perchè de nuovo non c'avevano proprio niente.
"Quella che c'avete tutti quanti voi ricchi, (mia zia aveva una modesta casa a tre Piani) ,mettete la foto a casa e io invece non ce l'ho infatti non ho la foto appesa"   (a 6 anni parlavo come adesso)
Quando poi mi spiegarono che era semplicemente un puzzle, io non ci credevo proprio.
Sconfitta l'indifferenza iniziale ci rimasi delusissimo.
"Zia io non capisco proprio perchè allora la metti a far vedere a tutti se non è tua. Che senso c'ha?"
Insomma a forza di fare feci capire che proprio non mi piaceva l'idea di una casa di un altro appesa in salotto, tanto più che la sera gli feci un disegno di casa loro e gli dissi che al posto del puzzle ci dovevano mettere quello. Almeno quello era Bello e aveva senso.


Mio cugino ingenuamente m'ha riportato alla mente questo ricordo, e inconsapevolmente m'ha illuminato.
Ora sorvolando la sfrantezza e il profondo egocentrismo, capisco che già ero frocio a 6 anni; già allora sindacavo sull'interior design.


E comunque, pensandoci bene, non avevo tutti i torti, quei puzzle erano osceni e che cazzo di significato avevano, a quei tempi non esistevano le riproduzioni dei dipinti?

baita_spagnolli

 

Non era Proprio così, ma comunque na tristezza del genere.

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Bancomat

domenica, 04 gennaio 2009 alle 20:08

 

Ecco adesso l'ho anche sognato. Sono un trentenne e tuttauntratto inizio a compromettermi, non riesco più a trovare gli occhi nelle persone, mi dimentico come sono fatte.
Le vedo come armadi giganti che si muovono e i loro piedistalli sono ricoperti di nauseante muschio con tanto di funghetti che si muovono.
Io ve lo giuro, se a 30 anni mi servirà un analista per chissà quale conflitto irrisolto io giuro che vi mando le fatture a casa.
Tanto ora come ora ti vedo come un bancomat. Sfortunatamente sempre fuori servizio. O Forse tarocco, di quelli che un furbetto ci ha messo una macchinetta,e s'è fottuto i soldi di tutti.

Voodoo

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Delirando Verso Sud.

lunedì, 29 dicembre 2008 alle 18:15

C'era una volta un ragazzo che credeva di vivere in un'operetta infinita di un piccolo mondo. Era felice perchè (credeva che) il destino lo aiutasse a vivere, gli regalasse scenografie imponenti, comfortevoli e poi gli attori erano tutti bravi, credo che venissero da qualche accademia speciale che li rendeva tutti interessanti.
In ogni caso quell'impresario esigente del Fato incarnava in sè assolute verità e virtù, se qui a scrivere ci fosse uno bravo avrebbe fatto intendere meglioche assomigliavano a roba da Catechismo o Oratorio...che erano cose importanti che andavano imparate a memoria tipo che so,  e
19 virtù Comandate Dello Spirito Santo.  
Allora, dicevo, l'impresario, il capocomico di una volta, che a immaginarmelo mi vieneera stereotipatamente frocia, era sveglia, una faccia irritante da oratorio,ironica, maligna e esteticamente secondo me potrebbe pure essere un po Dandy, ma proprio in tutto si.
In ogni caso, nel mentre che i critici tentavano di definire a che genere l'opera appartenesse, ecco qui che il Fottuto frociazzo rompicoglioni prende a legnate in testa il ragazzo che come amava i Beatles e I (il Redattore) Rolling Stone.Niente il povero ignaro della triste sfortuna incontra e vive un treno, fa gli occhi e decanta poesie sconosciute generalmente e invece il treno risponde fischiettando. La nuvla del treno a carbone lasciava intravedere un po di note, di virgole e di denti intensamente asciutti che gli occhi luccicavano e si bagnavano. C era Vino che pioggiava e tutti infatti erano contenti e più sorridenti.
Ma niente, sbabanf e ecco che il treno torna alla stazione con passegeri di vecchia data. Basta una dentata e il ragazzo capisce che qualcuno è stato più fortunato, va in treno da molto piu tempo, non si sa come ma la stazione era sempre più vicina all'altra ragazza che al ragazzo. Quello zozzo Dell'impresario aveva manomesso le rotaie per rendere tutto più divertente, in questo modo si sarebbe gustato la scena per intero. Il Ragazzo all'inizio contento del treno ha un collasso quando capisce che so già 6 anni che va in giro e di passeggeri già ne ha parecchi, affezionati che non cantano ma che parlano.
Allora la conclusione è una, non mi lamento per il mondo che è piccolo di per sè, ma perchè per altri sto mondo è minuscolo, ma nel senso buono, che incontri le persone giuste al momento giusto, se vai alla stazione il treno di servizio lo trovi. Ma io a questo punto voglio un mondo immenso, perturbante e angoscioso dove The National Anthem suona a manetta e a ripetizione.
Mi sono scocciato di pensare che stavolta il destino è stato decente e personalmente favorevole per poi accorgermi che sto stronzo ha dei piani diabolici, frociari e pure scritti a pergamena.
Mi sono proprio scocciato, voglio inventarmi le parole che voglio, prende la bici e poi la nave e andare in giro in delirio senza incontrare nessuna faccia di merda passata perchè il mondo è tanto bello e tanto grande, io voglio vedere le cose belle e grandi, non quelle piccole e brutte.

Voglio un mondo grande in cui le cose brutte e piccole le vedi una volta sola e poi non le rincontri più, voglio un mondo grande in cui le cose grandi e belle sono infinite e le incontri sempre di nuove e di vecchie, ma non ti stanchi mai e non pensi mai che qualcuno t'abbia fatto un favore da Lassù. E' il Mondo che è grande e che è Bello, e non potrebbe essere altrimenti.

 

Ah, visto che ci siamo Buoni banchetti di dicembre.    

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Savoir Faire

sabato, 20 dicembre 2008 alle 19:37

Bhe essendo sotto febbre Natalizia inevitabilmente si entrerà in crisi per trovare il Modo peggiore con cui sprecare soldi e tempo, l'hobby più etero del Mondo, Fare na maratona in cerca di Regali.

(Prossimo post Indagine Sociologica: Ma Chi Cazzo Li Fa Ancora Sti Regali?)

Lo spirito Natalizio, dunque, prende su di me il sopravvento, rendendomi così altamente Generoso, sembro (allo specchio) Quasi MadreTeresa, nel senso più albanese del termine.
Per questo scrivo qui ciò che Voglio dal Mio Caro BabboN., facendovi così risparmiare giorni e giorni di attanagliante dubbio esistenziale. (Quest'anno il mio Regalo al mondo sarà ovviamente questo gesto di Bontà e Magnanimità Suprema, si ho esagerato lo so)

Un Uomo, Un Perchè

 



Bhe, Voglio lui per Regalo.Fai il Bravo O babboNatale.

 Oppure Inizierò a comprarmi Rolling Stone con la speranza di vincerlo grazie al contest chessò, del rutto frociaro, e vederlo arrivare spedito direttamente via Raccomandata a Casa Mia.
Si, Già ti Sogno Sul mio comodino, perso affianco i millemila Accendini.



Carlo Antonelli, Un UoMo Un Perchè.

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Stereotipi e Crisi.

domenica, 14 dicembre 2008 alle 19:40

Forse sarà che per un attimo ho intravisto la S-Ventura in Televisione. Ahimè, ne sono consapevole, ho osato accendere la televisione la domenica pomeriggio.
Non voglio parlare di trash, assolutamente, il punto è tutt'altro.
Alla mente Mi è venuto il ricordo della DelfinoPlastica, ho riso mezz'ora, per questo un mandarino ha tentato di uccidermi.
Kyle vuole essere diventare NeGro perchè gli Ebrei Non Sanno Giocare a Basket, lui interiormente si sente un Micheal Jordan, si sente discriminato, insoddisfatto. Inizia Una crisi di genere.
Vede il Sig Garrison Diventato na donnona stempiata poichè Interiormente pensava aver una Vulva. Così Kyle pensa che il principio di cambio di sesso sia lo stesso del suo.
A quel Punto anche suo Padre entra in crisi. Ama i delfini, si sente uno spirito libero, vorrebbe nuotare in giro e fare tante capriolette. Risultato Ognuno ha quel che vuole grazie a una Negroplastica e a una Delfino plastica.

kyle


Il punto è che voglio una mega raccolta di puntate di South-Park.
e Ora che ci penso. Che tipo di crisi di Genere attraversa la Ventura?

P.s. Mentro ero alla ricerca di un'immagine. Wikipedia.  Internet e l'informazione Libera!

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E un'altra Manifestazione Fu.

venerdì, 12 dicembre 2008 alle 23:43


Neanche Il Tevere Ci Fermerà.

Apparte questo, oggi mi sono sentito un misto tra Gianni Morandi alla Maratona di NY, e Floris di Ballarò con meno capelli ma comunque legati alla Samurai. Sono stanco pure di tutti i soliti discorsi, a forza di parlare di istruzione e università confido che mi concedino una Laurea Ad Honorem; almeno quella dici.
E poi so pure un po stanco, ormai il mondo privo di originalità usa sempre le solite quattro parole.
Antifascista; Welfare; Gelmini; Puttana: Carfagna; Troia; Case Chiuse; Crisi; Sindacati; Fumello; Capodanno.
Te prego un'ansia totale più sta che avanziamo.
St'onda ancora non capisco quando me travolge, eppure non è che so strabico, io gli occhi dolci li faccio bene, credo.

Tornando alle cose serie, si materializzano mandarini (oppure Me li scordo proprio) e più passa il tempo, più il Tevere Cresce, Nasce, ect ect, Io Penso.
La tesi La Darò Su Confronti Tra Simmental e Il Surrogato Manzotin.

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Noi, Vedove - Work In Progress

domenica, 07 dicembre 2008 alle 18:54

"Senti, io lunedi non vengo a lavorare. Non m'hai pagato, m'è scaduta l'assicurazione e quindi non ho i soldi per rifarla."
"Dai Allora Mando Qualcuno a prenderti...."
"Ah, ma lunedi è festa no...La madonna del.......Campo(???)"
"Ma Quale Campo, Dell'Immacolata. La Madonna dell'Immacolata"
"Oh senti cazzo ne so io delle Madonne. Ce n ho già tante io De Madonne Per La capoccia. Anzi mo me n'Hai fatta venì una, m hai rotto pure il cazzo o me paghi o a Lavorà non ce vengo. E te devi pure Sbrigà sennò te scoccio pure tutto, poi te La faccio Vedè io la Madonna...Quella Che Te Campa però."

 

Nonostante tutto, a prescindere. Per la nostra esistenza così idiota in via di ristrutturazione.
Col tempo, nonostante tutto, miglioriamo. Anche se a distanza.
La via per la Perfezione è lunga ma piano piano...Somigliamo sempre di meno alla Baldracca.

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AAA Cercasi Un Nome Decente

giovedì, 04 dicembre 2008 alle 20:54

Evvabbene siamo tutti un po’ tardi. Sveglie (oppure erano tarde?) apparte, le mattine si susseguono un po’ come capita. Tipo Oggi Che nonostante la nebbia, la barba, i montanari atipici, tutti trovano il tempo di pensare a quando Ugo in realtà si chiamava Maria Rosa. La mente umana è terribile, per questo, non oso immaginare cosa si possa essere materializzato in quelle testoline (Bu-Bu-Bu); in ogni caso, per quanto mi riguarda, ho capito che forse il suo vero nome sia Repubblica.
Tra una rosa, che se non si chiamerebbe rosa avrebbe comunque lo stesso profumo e l altra, mi è arrivata via fax un’altra verità psicoanalitico-patologica. La gente che risulterebbe noiosa anche sotto effetto di Lsd, beve il caffè con la stessa velocità con cui un bradipo gigante paraplegico si riproduce. Ora, apparte il caffè che si fredda nella tazzina ti fa chiedere “ma perché?”, non capisco quali funzione di Maslov un individuo del genere possa svolgere, e ora che ci rifletto per bene, il caffè poteva direttamente farselo inviare già pronto dal Brasile, tanto per non perdere il suo aroma insomma.
In quanto la gentilezza a volte prende il sopravvento, domani mi toccherà contribuire alla costruzione dell’alberello di Natale. Probabilmente Juls ne prenderà direttamente uno Finlandese da Ikea.
Ora, vorrei capire prima di tutto perché IO, e se ci avanza tempo ci aggiungo anche un altro Ma Perché IO.
No oso immagine, quindi, cosa il Perfetto Predicatore Sri Caitanya Mahaprabhu potrà pensare di questo mio comportamento così ingiurioso. In ogni caso, non mancheranno occasioni per redimere il mio Spirito.
Vabene, per oggi credo possa bastare.

Buon Non Concerto dei subsonica a tutti quelli che come Me se ne stanno al freddo e al gelo in questa notte Dicembrina.

E Che Giusy Ferreri(/o?) Possa Vivere a Lungo. (???)

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Oh

sabato, 29 novembre 2008 alle 21:09

 

 

Senti mi fai rode il culo.

 

Volevo scrivere un post decente ma ora sto troppo INDISPOSTO.

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Non esiste, Non Passa-

giovedì, 16 ottobre 2008 alle 17:42


"Fottuto bastardo,
Domani devi andare a scuola guida.
TASSATIVAMENTE.
Altrimenti muori."


Oggi sono per le autoimposizioni.
E sai cosa ti dico? Fottiti tempo bastardo, tu non servi a un cazzo.
Solo gli sfigati parlano di tempo.
E io me ne fotto.
Tempo O non Tempo.
Se vuoi cambia.
Subito, Dopo, Mai.
Sennò muori.
Ora non significa che se sono una capra a matematica non sono in grado di fare successioni.
Anzi, no ma io dico.
Cioè io mi vergogno. è stato uno sbaglio e mi fai ridere.
Tu, Tu, Tu, Tu E ancora sempre indietro, Tu, pause, stalli, neutre parabole. e poi ancora Tu e poi, prima, l'origine TU.
Bhe cazzo ora ci sono IO.
Facile, No?


Scritto da: FashionPride

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Appunti Estivi Senza Logica.

martedì, 07 ottobre 2008 alle 19:44

Non ricordo neanche se fosse un giorno come un altro, se ci fosse qualcosa di particolare da ricordare o del quale prendere nota. Forse è perchè avevo esagerato leggermente e non mi accorgevo neanche poi tanto bene se e come qualcosa accadesse.
Mi ricordo che eravamo in bici e quando mi fermai non mi resi neanche tanto conto di che c’era intorno. Ci misi un po’ a mettere a fuoco, ci misi un po’ a capire che in realtà tutto era più interessante e rilevante di quanto in realtà pensassi.
Cercai di non essere d’intralcio, di non essere neanche notato, forse più che altro mi auguravo che nessuno mi disturbasse mentre cercavo di osservare e di capire.
Poco dopo iniziai a fare qualche somma e a capire che in realtà quest’essere tanto chiacchierato mi ricordava in realtà un folletto, forse in realtà più uno gnomo. Aveva una faccia indefinita, particolare, che non capivo se fosse troppo persa o troppo avvolta da uno strano ghigno.
Mi ricordo che mentre spostavo il mio sguardo sull’altro personaggio, quel piccolo gnomo m’interruppe e in una lingua strana mi chiese quanti anni gli davo. Io non capivo un cazzo, non c’avevo fatto manco caso che in realtà parlasse. Non sapevo proprio che rispondere, avevo un vago ricordo che Panna mi disse qualcosa sull’età di st’altro gnomo, non mi ricordavo se mi avesse detto che fosse molto suscettibile, se fosse più grande di lei ma tutti gli dicevano che sembrava ancora più vecchia o se tutte e 2 le cose. Dopo un attimo di ripensamento credo di avergli dato 28 anni o comunque qualcosa del genere, e lei s’incazzò perché un ennesima persona gli aveva dato tutti quegli anni quando in realtà mi pare ne avesse 23. E’ buffo perché poi a vederla bene gliene davo ma tanti di più.
Iniziò così a farfugliare qualcosa e tentava di farmi domande, ma io non riuscivo a capire niente, me ne stavo li a disagio a sentire questa che si muoveva tutto al suo tempo e credo che lei pensasse che era il mondo ad essere in ritardo e si divertiva pure tanto che cercava di farcelo pesare.
Non so bene cosa sia successo poi, c’era un gran casino, tanta gente che credo si sia pure accorta che qualcosa non andasse. Ma non era proprio quello il problema. Io ancora non avevo fatto ancora caso a chi altro ci fosse.
Non ricordo neanche la sua faccia, forse il suo nome, ma non credo neanche sia quello giusto e neanche che importi tanto ai fini della storia. (?) Era stata una vera sorpresa e non capivo come avessi fatto a non accorgermi di lui. Iniziammo a parlare, non so neanche bene di che cosa, credo che mi abbia rassicurato un po’ su quello gnomo, magari in faccia mi si leggeva chiaramente che a tratti mi faceva anche paura, che per fortuna aveva iniziato li a parlare con Panna.
Ero ammaliato da quest’altro essere che non capivo bene cosa avesse poi di così strano o particolarmente interessante, tralasciando il fatto che anche lui si vedeva non godesse poi di tutta sta salute, mentale soprattutto. Stavo li ad ascoltare, o forse neanche tanto, ma mi faceva stare tranquillo, credo perché all’inizio avevo proprio interpretato male la situazione. Avevamo anche qualcosa di stupido e insolito in comune, e forse da li iniziai a capire che poi tanto stupido non era.
La serata ebbe una lunga estenuante pausa, dovetti portare lo gnomo in bici o almeno ci provai per quanto fosse possibile. Non si reggeva proprio in piedi, io non credevo neanche di andare in bici e lei non voleva sentire proprio nessuno figuriamoci sto tipo sconosciuto che non capiva un cazzo.
Insomma quando ci fermammo, Panna e lo Gnomo si fermarono e non so neanche bene dove e quanto. Io ovviamente ero preso da tutt’altro e più ascoltavo e più capivo.
Quindi Panna abbandonò la tizia in piena spiaggia, nel buio, da sola buttata per terra persa in se stessa. Mi ricordo che quando chiesi che fare sentì una mezza risposta acida, di andare tranquilli e lasciarla la che poi tornavamo a prenderla.
Ora moralismi ingiustificati a parte ascoltavo e parlavo, chiedevo perché volevo sapere e capire se in realtà davvero mi trovavo davanti un’altra proiezione di me, o forse di qualcun altro che per una ragione o per un’altra non è mai stato mio ma che in fondo lo sappiamo tutti e due che razionalmente lo siamo stati un po’, ma non in termini pratici, solo per una serie di stupide circostanze così logiche.
In ogni caso quello che voglio dire è che in realtà ero sicuro di trovarmi me stesso davanti, almeno a tratti. Viaggiavo con la mente ma tanto, ed ascoltavo e viaggiavo anch’io con sto tizio che raccontava tutti i suoi spostamenti più o meno. Bhe credo che forse, lui fosse migliore, aveva osato nonostante in realtà poi non gli andò poi tanto bene, che più parlava più si esponeva e in realtà si capiva che un po’ si pentiva, che dietro quelle pupille dilatate la voglia di tornare a casa c’era.
E’ come se poi fosse piombato così apposta, per insegnarmi e mostrarmi quello che poteva essere uno degli infiniti futuri, delle conseguenze inevitabili che poi giocando ci si ritrova buttati in faccia.
Forse era tutto un grande film che in realtà mi girava in testa, che in realtà lui parlava di tutt’altro o che in realtà il suo nome non lo ricordo proprio perché non l’ho mai saputo.
Ma può anche essere che quello che mi ricordo lui l’abbia detto davvero, che scappare forse fa bene se si sa dove andare e capire che la fortuna serve e che bisogna averla altrimenti non vai proprio da nessuna parte. Anzi, poi guardi indietro torni e poi riscappi e poi tutto diventa peggio perché non hai osato fin dall’inizio.
Che poi osare significare fare passi lenti, calibrati che poi se una cosa si sa che ci appartiene e che è necessaria la si prende senza se e senza ma o qualsiasi altra congiunzione ci sia ma che non la ricordi.
Sono sicuro che certe parole io l’ho sentite, ce l’ho stampate bene in faccia, anche se poi non  so se l’avesse dette lui, o l'altro ancora, o io, o io che mi aspettavo da sentirle da lui.
Non lo so ma l’equazione torna e forse anche se in termini diversi la soluzione è sempre la stessa. Io ora non so come questa si continui, se è una regola generale o se esiste una qualche tabella o calcolatrice per finirla. Io vorrei che qualcuno me la spiegasse ma credo che non servirebbe proprio a niente.
Io non c’ho mai capito niente di matematica. Non c’ho mai trovato nessuna logica.

Scritto da: FashionPride

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Prefazione



" Ai Pochi che mi amano e che Io amo,
A coloro che sentono piuttosto che a coloro che pensano,
Ai Sognatori e a Coloro che hanno fede nei sogni,
come nella sola Realtà. [...]
Offro il mio Lavoro come un Semplice Prodotto D'arte. [...]
Ciò che espongo qui è vero.
Dunque non può Morire.
Se, in qualche modo, dovesse essere umiliato
Tanto da morirne,
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Tre Allegri Ragazzi Morti - Piccolo Intervento A Vivo
Veruca Salt - Early Demos 1993 Tape

Qualche Vecchia Parola



Sui rami dell’alloro,
due colombi scuri.
Uno era il sole,
l'altro la luna.
Amici, domandai,
dov’è la mia tomba?
Nella mia coda, disse il sole.
Nella mia gola, la luna.
E io che camminavo con la terra alla cintola
Vidi 2 aquile d marmo
E una ragazza nuda.
Una era l altra
E la ragazza nessuna.
Aquile, chiesi,
dov’è la mia tomba?
Nella mia coda, disse il sole.
Nella mia gola, la luna.
Sul ramo del ciliegio
Vidi due colombi nudi,
uno era l'altro
e tutt’e due nessuno.

Garcia Lorca






Ci sono persone che sognano di avere una grande piscina. A me succede con gli armadi.
(A. Hepburn)






E rimani seduto con la testa tra le mani, regalando sospiri che non scalfiscono le sue labbra d plastica; In quale mondo hai rovinato già la luce resta un mistero. E dove prenderai mai la forza d mutilare un cuore non lo spiego ancora.

Vaghi rimangono i ricordi, del tuo fascino di paraffina, di un'idea che rimane tra i brividi della mania d essere, e dalla paura d non farlo.

Cadranno gli stereotipi appesi al cielo, protetti dalla coltre oscura d una cascata, tra sassi levigati dalla corrente, sirene che si tuffano nel vortice dei sensi, minacciando l oblio che avvolge la quiete, pensando al grigio d una parola sussurrata al tramonto d un angelo.

In paradossi dell’attitudine e dell’occasione, contando a milioni le folle che ammirano l’oblio.

Nasconditi dietro una statua d carta che strilla e che grida, accusa le stelle della loro luce, dice che son state loro a ingannarti.

Il mondo è sfuggito d mano e ora corre nella prateria come un levriero.

Corre in universo d silenzio e d pace, che ha bandito la parola e la bellezza, e l amore certo.

Ultimi Furti



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Biglietto d'auguri di Lupo Alberto

Cappello verde d tesò

Lattina di The

Bagnoschiuma a cuore

Vigorsol alla Liquirizia

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Accendino Nero Fumè già smarrito

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Temperino

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Sogni da Realizzare



Tornare a Parigi per i miei 18 anni ------Ok

Fare l'interail

Evitare d fare il cleptomane --------Ok (half)

Smettere d essere Millantatore

Avere ritmi normali

Comprare i Persol

Essere preso per il comenius

Rispettare i buoni propositi

Vedere Shrek 3 ^_^

Comprare altre Vans

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La Media dell' 8 |_|

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Essere Felice Così---------------